Englaro con medici e avvocati: affossato il diritto dei cittadini
Alla Vecchia Sinagoga di Padova incontro affollatissimo sui temi del fine-vita
dalla prima pagina de Il Mattino di Padova di domenica 29 marzo 2009
ERNESTO MILANESI
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PADOVA. C’è un uomo (crocefisso come «assassino») che per 5.750 giorni ha difeso nelle aule di giustizia la volontà di sua figlia. E c’è un provvedimento legislativo (già approvato dal Senato) che «uccide» la Costituzione e pratica l’«eutanasia» di mezzo secolo di attenta cura nel rapporto fra medico e paziente.
Nel mezzo – in un deserto che qualcuno chiama fede, altri libertà o perfino democrazia – il «gigantesco sequestro di persona di 60 milioni di italiani» come ha sintetizzato Adriano Sofri sul Foglio di Giuliano Ferrara.
La Vecchia Sinagoga diventata sala pubblica del Comune di Padova, ieri mattina, si è rivelata il luogo perfetto per riflettere a voce alta sul diritto non negoziabile ad uno Stato di diritto, laicamente rispettoso della volontà di ogni cittadino. Al convegno «Voglio poter decidere. Dal caso Englaro al testamento biologico: quali prospettive per le scelte di fine vita?» hanno voluto esserci non meno di 200 persone. Anche per tributare un lungo, intenso, devoto applauso a Beppino Englaro. Lo aveva invitato il consigliere comunale Alessandro Zan, soprattutto per restituire dignità a Padova che si sente libera, proprio com’era il Bo alle origini. Nessuno si è inginocchiato, perché in Italia siamo ancora tutti uguali; pochi non si sono stupiti per l’assenza del sindaco Flavio Zanonato; tutti hanno accolto Beppino Englaro con il massimo rispetto dovuto a chi in 15 anni e 9 mesi è stato voce e volontà di Eluana al Tribunale di Lecco, alla Corte d’Appello di Milano e in Cassazione.
E di Eluana ha raccontato il padre, «cane che abbaia alla luna» quando la figlia rianimata ha un corpo che vegeta nel limbo che in natura non esiste. Beppino, nel 1994, non trova interlocutori né clinici né giuridici. Eppure alza la bandiera di Eluana, «autentico purosangue di libertà». La figlia che, a 10 anni, non delega la sua vita. Eluana che, un anno prima dell’incidente, vede in Alessandro il destino che l’attende. Eluana che «fa testamento biologico» con Francesca Dellosso, compagna al liceo linguistico sperimentale di Lecco che oggi, forse non a caso, è diventata avvocato.
Così Beppino decide di tutelare Eluana, prendendo sulle spalle un fardello che è di ognuno di noi. E arriverà fino in fondo, sempre «in nome del popolo italiano»: una sentenza dopo ogni ricorso, un verdetto dopo un altro appello. Basterebbe leggerlo davvero il «caso Eluana» per imparare il diritto alla giustizia. Beppino sa citare ormai a memoria anche la Commissione Veronesi e la Convenzione di Oviedo. E chi gli ha dato una mano: il neurologo Carlo Alberto Defanti (nel dicembre 1995); Mario Riccio, il medico che ha assistito Piergiorgio Welby, conosciuto da presidente della Consulta Bioetica di Milano; i giornalisti Giovanni Maria Pace e Piero Colaprico che il 14 giugno 2000 cominciano a rompere il silenzio mediatico.
La volontà di Eluana nella tenacia di Beppino. A Padova, Gabriella Vesce aveva tentato di percorrere la medesima strada giusta in nome di Emilio: due archiviazioni firmate Pietro Calogero, procuratore della Repubblica. Dall’ex Sinagoga, almeno, si alza la voce dell’ex rettore Gilberto Muraro che chiama alla mobilitazione referendaria: come per divorzio e aborto, anche la sovranità sul «fine vita» appartiene alla Repubblica.
E’ l’habeas corpus elementare, come evidenzia Paolo Zatti (professore ordinario di Diritto privato al Bo) ancora urticato per il convegno a senso unico del Liviano: «Il corpo di ogni persona è il confine del potere dello Stato. E’ immorale il vergognoso scambio della Chiesa che tace sull’immoralità dell’economia e sulla mercificazione del corpo della donna per guadagnare l’imposizione di una legge».
Aurelio D’Agostino, con 30 anni di esperienza di medico di base, squaderna i paradossi sulla morte. A proposito, Bollati Boringhieri ha dovuto ristampare Modi di morire di Iona Heath, preziosa lettura non solo per medici. «La morte si immagina naturale, mentre si oscilla fra l’intubazione e l’abbandono terapeutico. Non si pensa più alla morte come dignitosa conclusione della vita e si incatenano i medici al provvedimento del Senato» spiega D’Agostino.
Scienza, medicina, tecnologia s’infrangono ancora sul corpo umano. Ma i pazienti, un tempo «proprietà» del camice bianco di turno, sanno di poter contare sul consenso informato e sulla libera scelta delle terapie. Dopo Eluana, si staglia clamorosamente l’esproprio di Stato che decreta un’unica prognosi. Corpi senza più identità, non solo legale. E medici infedeli ad Ippocrate, votati all’accanimento pena la galera.
Marco Azzalini aggiunge l’arringa appassionata del testamento biologico: «E’ oltraggiosa l’estrema slealtà con cui, per legge, si vuol decidere per gli altri. Un passo indietro perfino rispetto a Welby. Vien da dire, con Fred Uhlman, niente resurrezione per favore».
Applaude, in prima fila, l’assessore alla cultura Monica Balbinot. E Paola Sartore di TeleChiara ci tiene a consegnare a Beppino il Dvd con il servizio che la televisione cattolica ha dedicato ad Eluana.
