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TG Padova – Impianti fotovoltaici su 52 scuole

mercoledì, 11 agosto 2010

Case alle coppie gay a Padova e scritte omofobe

martedì, 10 agosto 2010

Nessuna distinzione per le case a Padova

domenica, 8 agosto 2010

“Tu no, perché sei nero”

giovedì, 5 agosto 2010

Gay abbracciati: presi a pugni

sabato, 12 giugno 2010

Due ragazzi gay sono stati aggrediti e presi a pugni in Largo Europa a Padova mercoledì notte. Unica “colpa”: camminare abbracciati.

Qui l’articolo dal Mattino di Padova »

Questo il servizio del TG3 con l’intervista ad Alessandro:

Dobbiamo aspettare un’altra vittima dell’omofobia prima di prendere coscienza?

lunedì, 31 maggio 2010

Due omicidi, 17 aggressioni con feriti, 5 estorsioni.
Questi gli episodi di violenza contro gay e lesbiche denunciati solo da inizio anno. A questi dobbiamo sommare innumerevoli altri episodi di violenza fisica e verbale e tentativi di estorsione che non sono stati denunciati alle autorità per paura. Paura di ritorsioni, paura di fare sapere alle famiglie quella che è diventata una realtà da nascondere. Mentre negli Usa Obama cancella il veto per gay e lesbiche nell’esercito e dice che nel suo paese nessuno deve avere paura di tenere per mano la persona che ama, da noi sta accadendo il contrario. Ogni giorno si cancellano anni di lotte per i diritti civili, per l’eguaglianza, per la dignità. Lotte che non hanno dato frutti politici e quindi non hanno stabilito punti fermi della nostra legislazione. E quindi si sta affermando l’idea che picchiare un frocio, ricattarlo, umiliarlo non solo sia penalmente irrilevante, ma anche socialmente accettato.

Il ragazzo 22nne aggredito a Roma l’altro giorno non voleva andare in ospedale nonostante le ferite. Questo per non turbare i genitori con una scomoda verità, sempre meno accettata. Ecco la gravità sociale della situazione sta in questi pochi fatti. Un branco di 4 persone che si sentono virili a pestare un ragazzo di 22 anni e la stessa vittima che ha paura che in famiglia si sappia la verità.
E nonostante le dichiarazioni e gli appelli, dal ministero delle pari opportunità non si accenna a nessun disegno di legge che preveda una tutela maggiore per chi è vittima di questi reati. Questo è un segnale forte. Il silenzio di fronte alla violenza dilagante contro gay e lesbiche ha il sapore di un consenso alla violenza, di una accettazione di tali comportamenti. E le dichiarazioni di circostanza non vengono neppure ribattute dai giornali e dalle tv. Segno che ci si sta abituando a questo.
Una situazione grave che peggiorerà nei prossimi mesi se non si interviene con un messaggio chiaro.

Dobbiamo aspettare il morto prima di prendere coscienza? O forse un morto gay ha meno valore per questo governo?

Alessandro Zan
Responsabile nazionale diritti civili SEL

Zan risponde a Bertone: I gravi errori della Chiesa

giovedì, 15 aprile 2010

[Il Mattino, 15 aprile 2010, pag. 14]

Ieri l’altro le parole del cardinale Bertone: “alcuni studi suggeriscono un legame tra pedofili e omosessuali” sono state pesantemente criticate. Dai gay in primis, poiché la comunità omosessuale non ha niente a che vedere con la pedofilia che resta un disturbo mentale. Ma pure da parte di molti esponenti non omosessuali, compresi gli psichiatri cattolici che non hanno avuto esitazione a dichiarare che il cardinale Bertone ha sbagliato.

Ma perché l’ha fatto? In realtà la mossa è molto chiara: si è voluto distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica da un gruppo, responsabile di reati così odiosi, e da una struttura che tali reati li ha coperti, per addossare la colpa su una minoranza sociale che nulla c’entra.

Lo ribadiamo: sono migliaia i preti indagati per pedofilia e centinaia di migliaia le vittime di questi abusi.

Soltanto negli Usa, un sito internet tiene traccia dei più di quattromila preti cattolici sotto inchiesta e dei loro superiori che li hanno coperti nei loro crimini. Ma non è l’orientamento sessuale di costoro il problema: lo è il fatto che dei religiosi abbiano commesso questi crimini e che la Chiesa li abbia coperti per anni. In Italia e nel mondo. Con diocesi che sono andate in fallimento per i risarcimenti miliardari extra giudiziali a cui le vittime aderivano pena la scomunica dai sacramenti.

Questi i fatti. E il tentativo di dare la colpa di questo a gay o ebrei è segno della incapacità del Vaticano di capire che il problema, purtroppo, è in casa loro. È il potere a sentirsi assediato: la linea politica papale che ha distrutto ogni riforma del concilio vaticano secondo e ogni apertura al mondo moderno ha prodotto la situazione di oggi. Un Vaticano che ragiona ancora in termini oscurantisti e le comunità di fedeli cattolici che sono molto più avanti nel loro comportamento delle gerarchie che le rappresentano proprio sui temi della modernità quali la contraccezione, il divorzio, le coppie di fatto, l’omosessualità. Non è più tollerabile tutto questo odio nei confronti dei cittadini omosessuali. La domanda che pongo alle gerarchie cattoliche è questa: Che differenza c’è tra una discriminazione razziale e una discriminazione basata sull’identità di un individuo che non ha scelto se nascere omosessuale o eterosessuale?

– Alessandro Zan

o.monestier

Grazie di cuore a tutti voi

sabato, 3 aprile 2010

Cara Amica e caro Amico,

nel ringraziare i 2.140 elettori della provincia di Padova che scrivendo la preferenza Zan mi hanno dato fiducia voglio congratularmi con tutti voi che, con entusiasmo e passione, avete lavorato per ottenere questo risultato.

Sinistra Ecologia e Libertà nella provincia di Padova ha ricevuto complessivamente 7529 voti, l’1.76%, di cui 3466 nel capoluogo (3.7%).

In soli nove mesi abbiamo affrontato due campagne elettorali durissime, che hanno sfiancato partiti consolidati; i risultati dimostrano che questo nuovo modo di fare, parlare e comunicare la politica, nei bar e nelle piazze, fuori dai palazzi e dalle riunioni asfittiche, con iniziative concrete viene apprezzato e condiviso. In questi mesi abbiamo fatto corrispondere alle parole i fatti e intendiamo proseguire, costruendo risposte vere, sui bisogni energetici, sull’acqua pubblica, sul precariato e sul lavoro, sui diritti civili, sulla valorizzazione della cultura, sul turismo ambientale e di qualità, senza chiuderci e negando diritti e arrogandosi privilegi come fa la Lega.

Il dato padovano è un successo (beninteso se rapportato al disastro generale e alle forze a nostra disposizione) in controtendenza rispetto al deludente dato regionale di Sel e di tutto il centro sinistra, che suggerisce queste prime considerazioni a caldo: il centrosinistra ha sbagliato candidato presidente; Bortolussi non si è visto, e chi lo ha visto lo ha evitato; il profilo “destrorso” del candidato, unitamente alla consapevolezza che avrebbe vinto la Lega, ha paradossalmente “liberato” il voto di coloro a cui non piaceva Bortolussi, ed ecco il successo dei Grillini.

Se SEL in provincia di Padova supera la Federazione della sinistra, che si considerava ben più radicata di noi nel tessuto della provincia, e quasi la doppia nel comune capoluogo, supera in percentuale anche tutte le altre province, e soprattutto Venezia, roccaforte storica della sinistra in Veneto. Dobbiamo rimboccarci le maniche ed esportare il modello ‘padovano’ nelle altre province, aumentando la presenza sul territorio.

Tutte le forze politiche e le persone che vogliono costruire in Italia una alternativa credibile e convincente alla Lega, hanno davanti tre anni di lavoro durissimo; e questa alternativa non potrà essere la semplice risultanza di un’addizione di alleanze aritmetiche, ma una proposta vera: principi comprensibili, di riforme concrete discusse con i cittadini, di idee innovative per cambiare la qualità dello sviluppo, di un impegno per rimettere al centro il lavoro e la scuola… l’alternativa non può stare chiusa nei palazzi e nelle teste dei gruppi dirigenti, ma nella mani generose di donne e uomini che sappiano innovare anche il modo di far politica: una passione e non un mestiere.

In questi mesi qui a Padova abbiamo lavorato così e ci avete premiato. Grazie a tutti voi, che avete lavorato con noi e ci avete votato.

Vogliamo raggiungervi, in queste ore, per ringraziarvi, per discutere sul bello e il brutto del nostro voto, del brutto voto in Veneto. Un po’ di riposo, ma nessuno sconforto anzi tante aspettative: ci aspettano tre anni di lavoro, di fabbriche di Nichi Vendola, di radicamento sul territorio, di opposizione e di governo, di banchetti e iniziative, per raccogliere frutti nei prossimi appuntamenti locali fino alla scadenza del 2013, non per noi, né solo per la sinistra, ma per il Veneto e per l’Italia.

Un abbraccio
Alessandro Zan

Intervista ad Alessandro Zan

giovedì, 25 marzo 2010

Come si vota il 28 e il 29 marzo

giovedì, 25 marzo 2010
Fac-simile scheda per votare

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